sabato, 03 novembre 2007
author: pep92 @ 19:35
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E’ giusto perseverare nella disperazione?

Ti pare ovvio acquisire nella faringe una ganascia di carne?

Sdraiato sulla prima sedia che capita, ti trovo impotente e sfibrato. Non riesci a far altro che concedere alle tue pupille un panorama di novanta gradi, molto sfocato a causa delle gocce amare sul rivestimento oculare. Lacrimi e non riesci a trovare un espediente per porti freno. Tutti i successi precedenti, le vittorie conseguite sembrano assumere la posizione del fuoco di paglia. Sembra che non sia mai stato scritto nulla nel libro della tua vita se non questo lapidario insuccesso. Cerchi ora rifugio all’aperto, fuori alla terrazza, vorresti che il Signore ti mandasse un abbraccio, ma nulla di nuovo sul fronte d’orizzonte. L’hai santificata, l’hai venerata, e questo è il ricavato. Fidati, non hai fatto nulla di male.

Non comprendi il suo comportamento. Musica emozionale forse può permetterti di far un lavoro d’erosione nella mente, per scoprire il nocciolo della questione. Non c’è nulla da capire. Non vi sono spiegazioni serie per questo genere di cose.

sabato, 03 novembre 2007
author: pep92 @ 19:33
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Non ti disperare. Non smettere

Di respirare.

Ferma le lacrime per quelli

Che ti odiano

Loro non sanno quello che

Ci hai regalato

Si limitano solamente

A provocare e generalizzare.

In questo capezzale mi guardi

E nutri un’espressione rassegnata

Stringerti la mano è prassi.

Cara madre, non lasciarci soli

Come potremmo continuare a difenderci.

Loro ti vedono in forma tristemente

Negativa.

Vivono di pregiudizi,

notano solo il degrado.

Non capiscono nulla. Buffoni.

L’orgoglio, se usato bene, è qualcosa

Di cui andare fieri.

Madre, vivi dei nostri appoggi.

Non sconfortarti per i nostri stessi sbagli.

Cerco di asportarti questo cancro

Davvero maligno esso è stato.

Senza preavviso ma con noncuranza

Si è insediato nel cuore.

Ma i polmoni ancor pompan aria.

Aria fredda e un poco malsana

Questo non può che darci speranza.

Schiodati da questo letto.

Battiti forte nel petto.

Mettiti la miglior veste

E tieni lor testa.

Non preoccuparti

Se all’inizio cadi.

C’è sempre qualcuno al tuo fianco,

ti sorride e ti sostiene.

Fai veder loro chi sei

Elimina tutti i tuoi nei

È una cura difficile, ma con volontà

Tutto allor si otterrà.

Sbarazzati delle deviazioni

Distruggi tutti i mattoni

Dell’omertà.

Renditi nuda. Massaggia il tuo corpo,

assesta loro un bello schiaffo morale.

E allora sì, vivrai nel rispetto.

Se parleranno di te

Lo faranno con normalità

E non per trovare un capro espiatorio

Per questa infima società.

La sporca visuale che hanno di te

È solo superficiale.

Inoltre non fanno che

Sperar nella tua eterna morte.

Sicchè potranno festeggiare

L’origine del loro impazzire

Sciocchi, sfrontati

Ignoranti, perfino bastardi.

Uniti insieme perché

Trovando il solito pretesto

Lancian cattiverie

Verso di te.

E’ vero che stai male,

lo posso ben constatare.

Il coma è stazionario

Deraglia da questo binario

Ti prego.

Imbocca la strada della castità

E da te, Napoli

Una diversa alba schiarerà.

giovedì, 11 ottobre 2007
author: pep92 @ 17:18
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Ricordo i miei cinque anni a tratti. Tornando all’infanzia, è difficile localizzare molti avvenimenti in uno stesso periodo. Spesso c’è tanta nebbia che dirada gli avvenimenti più banali, mentre quelli più “notevoli”-rapportandoli all’età infante- non faticano a riemergere. Avevo circa cinque anni, sì, era il 1997, quando, in piedi davanti alla tv, vidi un video musicale. C’era una certa ragazza....mi pare con i capelli lunghi. Ecco, non aveva capelli corti. Mi colpirono immensamente i suoi piedi scalzi, come se fosse uscita dalla doccia. Accanto a lei, se rimembro bene, un uomo calvo. La ragazza intonava una cantilena “IhappyIouIhappyIhey”, irresistibile per i miei sentimenti infanti. Sognavo ad occhi aperti con quella canzone. Doctor Jones degli Aqua. E’ probabile che quest’immagine pellicola della mia vita faticherò a dimenticarla, mai come ora. Il motivo sembra strano e stupido. Ricordandomi Doctor Jones.... non posso fare altro che immaginarmela a cinque anni. Le lacrime vengono su a fiotti. I lineamenti inesistenti, i suoi occhini azzurri, che trasmettevano bontà ed innocenza. Soprattutto, è la sua incapacità di agire e di difendersi che non mi permette di ricacciare indietro un pianto. Pensare che non la conoscevo, non sapevo che esistesse. Avrei voluto essere con lei, da ragazzo cosciente, e confortarla nei momenti di abituali pianti d’infanzia, quando non puoi assumerti le tue responsabilità e gli unici mezzi per difenderti ed intimorire gli altri si chiamano Capricci e Tristezza. Piangeva sicuramente a quell’età, magari era anche un po’ grassottella, giusto un po’, le piaceva fare i balletti davanti alla tv, con i genitori che assistevano divertiti, giustificando il suo legittimo egocentrismo, magari si divertiva mai come allora a giocare con i pupazzi di peluche, a fare i disegnini, a fare la donna vissuta girando per le stanze con la sua borsetta di plastica di Barbie. Forse adorava anche intingersi il viso nella torta di compleanno, perché no, lanciare ad altri uno sguardo sgargiante di felicità, una gioia incolmabile incapace di essere ostruita da alcun pensiero.

E, mi rendo assolutamente conto, non sarebbe per nulla strano se avesse avuto questo tipo di abitudini. Sono io che stono, che stranisco il tutto. Perché ad immaginare ogni singola sua azione- soprattutto ballare davanti ai suoi e girare per casa con la borsetta, e ancora lanciare uno sguardo felice, i comportamenti quasi irreversibili- mi vengono i brividi di commozione ed un fortissimo rimorso a non aver preso una telecamera ed averla filmata.

lunedì, 01 ottobre 2007
author: pep92 @ 16:48
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If I Was Your Girlfriend....

 

Il tramonto è orgoglioso di presentarvi il suo show pre-serale, costituito da goliardie cromatiche che riescono ad essere mandate tramite lettera prioritaria nei precordi di ogni uomo con un briciolo di sensibilità. Quell’accavallarsi di spuma celestiale policromatica, dall’arancio al violetto perso, non fa altro che metaforizzare la vita adolescenziale del sottoscritto, in una modalità difficile da spiegare persino a me stesso. L’unica conclusione semplicistica e sensata che posso trarre per ora è che questo fenomeno pomeridiano è parente del mio animo, più precisamente della mia attività ormonale.

 

Se solo potessi averla, un minuto.......assaporare la sua persona.......annusare la sua pelle, commuovermi al passaggio del suo sguardo.

 

Mi diverto, trovo una valvola di sfogo nell’azione di affacciarmi alla ringhiera del balcone. Che gli altri continuino pure a lavorare o a discutere, per me il tempo deve fare una piccola pausa, se vuole che sia grato a Dio della linfa di cui sopravvivo ogni singolo attimo. Ma ciò che mi nutre mi uccide. Più in particolare, dipendo da una potenza irrazionale,  mossa da meccanismi eternamente tirati a lucido, catalogata nell’iperonimo Amore.

 

Ciò che mi nutre mi uccide.......lei è la mia rovina........ non resisto.....l’amore mi sta trascinando verso il patibolo.

 

Agire non è mai stato il mio forte; non lo sarà mai, forse. Mi identifico come ragazzo di pensiero, poco pratico. Vedo stagliarsi d’improvviso nuvole rosacee trasversali nel cielo indaco. Il formicolio sembra farmi lievitare verso quegli ammassi d’umidità che mi paiono così puri e profumati.

 

Profumati.......i suoi vestiti........il suo maglioncino.......i suoi oggetti personali........la sua personalità.

 

 

E’ una continua battaglia oculo-iridea: quando la fantasticheria va a sbattere d’improvviso, senza il minimo avvertimento conscio, verso di una corazza reale, palpabile, la reazione spontanea è quella di fabbricare gocce di rugiada vitrea da consumarsi pochi secondi dopo la nascita; un aborto astratto, in parole povere. Anche per il dispiacere di smettere l’azione.

Ad un impreciso punto della vita adolescenziale le certezze vengono meno; nulla, neanche la scuola, le materie da conseguire, costituiscono più un obiettivo concreto, vitale, che può rendere partecipi. In quell’ambito, vivere da vegetali è il minimo. Ma è la normalità.

Tutte le attenzioni sono assorbite da un globo inconscio, irrazionale.

 

Devo stendermi nell’erba.....devo contemplare la natura........devo considerare il suo stretto rapporto con l’amore.

giovedì, 23 agosto 2007
author: pep92 @ 16:24
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Quell’oca giuliva della Perdetti era andata dal parrucchiere a tingersi per l’ennesima volta nel mese quella criniera che le arrivava fino al fondoschiena. Non avrebbe mai accettato di tagliarseli, e non diteglielo se non volete ritrovarvela a terra a schiumare saliva dalla bocca per l’incazzatura. Stava amabilmente conversando dei cazzi altrui con la parrucchiera quando sentì qualcosa di freddo e liscio sfiorarle la gola. Perse quel sorriso demente e cominciò a frignare: “Ti prego Barbara, salvami tuuuuuuh”. Quell’imbecille di prim’ordine non si era accorta, talmente indaffarata nei pettegolezzi, che era solo la lama delle forbici che tentava di spuntarle qualche ciuffo. Appena le vide, prese a bestemmiare e ad urlare.

“Ma che cazzo! Ti ho detto che i capelli non me li devi sfiorare, brutta puttana che non sei altro! Vai sulla Tiberina che è meglio!”

Barbara, com’è giusto fare, la prese per la collottola, si avvicinò al portoncino d’uscita e le assestò un bel calcione sui ripugnanti glutei rifatti.

Quanto odiavo Letizia Perdetti, fin dai tempi delle medie inferiori. La sua media non era assolutamente eccelsa(tutti sufficienti e non), ma una volta non si sa come mi superò in Algebra acciuffando un Distinto + (con un compito sicuramente scopiazzato da quella secchiona-cesso a rotelle-antipatica-coatta-fighetta della Narelli) e allora avvenne il finimondo. Iniziò a prendersi gioco di me, a dire che ero una sega, che non studiavo un cazzo (lei sì eh...), che ero un inutile sottospecie di essere umano e per finire, carico da 11, un cesso inguardabile rischio vomito. A quel punto non ci vidi più. Ero letteralmente accecato dalla rabbia, deriso da una troietta che non faceva altro se non ciucciare il cazzo del mio stranamente amico Girelli:gli stava sempre attorno, gli si strusciava a dosso, se lo baciava in bocca e chi più ne ha più ne metta. Ma torniamo alla terribile vendetta dell’occasionale Giustiziere Della Notte nonché sottoscritto. Non parlai proprio. Feci solo una mossa fatale. Lei era di fronte a me, per cui spinsi con una forza erculea lo spigolo del banco proprio lì. Cedette di schianto. Si contorse come non mai, iniziò a piangere pietosamente-chiedeva perdono la stronza- e si mise in ginocchio di fronte a me.

“Scuuusami, sniff sniff, non volevo offenderti. Mi hai fatta male, ahia...”

In effetti dovevo proprio averla distrutta. Vidi i jeans attillati che cambiarono colore, dal blu al nero (era il rosso sul blu). Rabbrividii e la portai in ospedale. Due settimane di sospensione scolastica, senza potermi giustificare.

Ma non è che dopo mi divenne simpatica, solo meno cagacazzi.

giovedì, 12 luglio 2007
author: pep92 @ 21:35
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Te l’ho già detto, ma se vuoi posso ripetertelo all’infinito: vorrei fare l’amore con lei dalle 10 di sera all’alba, guardando ogni tanto il cielo cupeggiante e giocando con i nostri corpi senza tralasciare le risate. Quando parlo di lei, non posso far altro che gettare lacrime. Attento però: non sono lacrime di dolore, o meglio, è un falso dolore che cela un’intensa felicità causata dalla sua esistenza. Il guaio è uno solo: io mi vedo brutto, e forse lo sono, per cui sto iniziando a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Cerco di farmi bello in ogni singolo momento della giornata, nella speranza che lei mi guardi con una telecamera onnipresente. Figuriamoci, ho perso anche 7 chili per lei, oltre che per stare in forma: spero che apprezzi questi sacrifici.

Ma ciò che mi opprime maggiormente è di certo la possibilità nitida di un rifiuto: ti sembra facile a questo punto consolarmi con un "Forza, si va avanti, non è la fine del mondo". Tu non puoi capire il mio stato d’animo, sniff… non puoi sapere quanto io DIPENDA da lei, quanto lei caratterizzi la mia giornata di momenti speciali. Non esagero, almeno spero: quando parlo di lei do un senso alla mia giornata. Lei ormai si è insediata in me, nel mio centro sentimentale. Ha fondato una colonia di bigliettini amorosi della mia mente, ha avviato una fabbrica d’innamoramento. Non voglio fermare i lavori.

Anche se non hanno alcuna colpa, ce l’ho in questo momento con delle persone che stanno realizzando, oppure hanno realizzato dei desideri splendidi. Ad esempio, da poco ho scoperto che i miei zii aspettano un altro figlio:che cosa magnifica, favorirà la loro emancipazione morale. Essere genitori conferisce fierezza, è indescrivibile. Generare un bambino: ti rendi conto di cosa significa? Donare la vita e trovare, dopo nove mesi, una soffice e dolcissima creatura che dopo poco tempo ti chiamerà papà o mamma, a seconda dei casi. Creare un figlio a cui imporrai un nome che tutti useranno: una grandissima soddisfazione.

Ma sto andando un po’ fuori tema. E’ presto per pensare ad un figlio, troppo presto. Non sono altro che un adolescente, anche se avere un figlio con lei mi porterebbe al culmine. Significherebbe ottenere il risultato del nostro grande amore, concretizzare questo poliedrico sentimento una volta per tutte, cancellando tutti i dubbi.

Ma quale grande amore? Mi sto illudendo, almeno per ora. Amore per ora non corrisposto, siamo spiacenti signor Giuseppe. Attenda la configurazione.

Più il tempo passa, più mi sento uno sfigato privo di ogni qualità. Eppure lei mi stima per la mia serietà. Intendi bene, non perché rido poco, bensì perché non commetto stupidaggini o faccio scherzi di cattivo gusto, a differenza degli altri, dice lei. Potrebbe essere di buon auspicio.

Inoltre ci sono miliardi di piccoli segnali che interpreto come positivi, come piccole gentilezze, sorrisi, piccoli interventi a mio favore. Il bello e il brutto di questi segnali sono rispettivamente che potrebbero significare molto ma inesorabilmente anche poco o niente.

Provo un fremito delizioso nel pensare i nostri vestiti, le nostre scarpe gettati a terra, mentre noi, dalla parte opposta, amoreggiamo spensieratamente. Lei è allegra ma ha paura di farlo, io ancora più contento, la rassicuro come un insegnante ad un alunno incerto. Poi lo facciamo, senza volgarità, senza alcun fine sessuale, privi di peccato, con le precauzioni necessarie, perdendo la verginità nel modo più puro possibile, raggiungendo l’orgasmo col sorriso sulle labbra, privi di tensioni, privi di paura. Sono certo che in quel momento vorrei sfilare il contraccettivo per permettere una lenta fecondazione, ma poi la mia saggezza moralista mi bloccherebbe: perché far arrabbiare i nostri genitori, che ci ritengono giustamente immaturi per avere un figlio? Perché donare parte del nostro tempo ad un bambino, seppur splendido?

Tornando alla realtà, mi mordo il pugno rileggendo quello che sto scrivendo. E’ un’azione stupida, poiché credo di far bene a scrivere: almeno trovo un po’di pace in me stesso e mi inietto nelle vene una nuova dose di speranza.

lunedì, 28 maggio 2007
author: pep92 @ 17:49
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Eccola, la pletora di donne a 15 anni, un marasma di ragazzine con i rotoli di ciccia che penzolano dalle magliette troppo attillate come frutti troppo maturi. Solita piazza, solito orario, soliti discorsi. Loro, intente a sfoderare la loro femminilità e la loro dubbia esperienza, atteggiandosi a donne vissute.

- Senti, io i maschi prima me li piglio e poi li lascio!

- Over? Tu sì che ci sai fare, Nunzia!

- L’altro giorno è passato a casa mia Giovanni, ma comm’ è fresco!

- Hai ragione, è quasi come a Raffaello...

- EEEH! Mo non esagerare! Quello è insuperabile...

Già, insuperabile. Quel ragazzo è stato innalzato a mo’ di San Gennaro. Come contraddirle, hanno gli occhi che luccicano per l’emozione, quando parlano di lui. Come contrariarle, sarebbe da matti mettersi contro una persona così umana, modesta, carismatica. Ormai è prassi elogiarlo. Queste guaglione hanno singolari ragioni di vita e sul loro cellulare c’è sempre ospitalità per qualche nuovo pezzo neomelodico e la foto di un ragazzo “fresco fresco”, a cui esprimono il proprio affetto inumidendo lo schermo con le loro labbra ben curate, mai screpolate. Nella piazza continua l’indistinto vociare in forma dialettale, è quasi la fiera delle vanità. La semplicità con cui espongono le questioni è lodevole a dir poco. Non manca di certo l’ipocrisia, qualità fondamentale per una vita migliore e spensierata. D’improvviso la più giovane della comitiva, 12 anni compiuti da poco, col suo atteggiamento erotico reclama spazio nello spiazzo ed è pronta a mostrare ciò che sa fare. Prima una semplice ruota, poi una spaccata e dulcis in fundo una tripla piroetta. Il boato del pubblico è ovvio. Ha stregato tutti questa ragazza prodigio. Si merita di sicuro un posto come Velina.

sabato, 05 maggio 2007
author: pep92 @ 21:27
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In un antro di circa 3 metri per 4, immerso in un contesto psichedelico violaceo-blu elettrico, troviamo un singolare personaggio, già noto alla gran maggioranza delle casalinghe italiane. Inutile rivelarne il nome, si capirà. Quest’uomo, così muscoloso, fresco di lampada, è stato confinato in uno spazio talmente angusto da provocare brividi e voglia di spostare le pareti con la forza delle braccia. Pareti però d’acciaio rinforzato con cemento armato. Come mai questo confino? L’inutilità umana va punita, di conseguenza anche la forza negativa che essa esercita sugli spettatori. Non c’è alcuna barbara uccisione, solo la pena di restare in questo loco per trovare qualche marasma di pragmatismo nell’ego. Per facilitare il compito, vado ad intervistare il soggetto.

Mi fissa paragonandomi ad un’ancora di salvezza: lo intendo dal suo sguardo supplichevole. Ma col cazzo che ti riporto sul trono. Piuttosto...

Salve, caro mio.

B...buongiorno...è venuto a liberarmi da questa cacca? Che cos’è questa schifezza? Voglio la mia Iacuzzi!

(Caso disperato...) Mi dispiace, risposta palesemente negativa, almeno per ora. Volevo solo vedere se quest’isolamento le facesse bene. A quanto pare, ho fatto una visita a vuoto.

Beh, cosa vuole? Perché sono qui? Non ho ucciso nessuno, mi pare.

Ma no, deve capire una cosa, la gente seria è stufa di vedere bambolotti pronti a mostrare il proprio fisico e a contrastare donne mature con la loro dose di sfacciataggine che li rende falsamente duri.

Cazzo vuole? Come parla? Non capisco cosa vuole dire.

In parole povere, la gente come lei fa cagare! E’ una persona inutile, lo capisce? Non è una bella cosa spillare 10000 Euro a serata nei locali facendo solo il coglione che mostra gli addominali e “canta”.

Senti Ciccio, io i soldi me li sudo, cazzo ne sai tu?

Moderi i termini per favore. Io ti critico per il suo bene, forse non lo capisce(certo che no). Non credo che siano ben guadagnati. Ma conosce la cultura? Dove siamo andati a finire...

Beh, vattene, vattene a cagare!

Sei sono un bambinello troppo cresciuto, buono a sparare insulti. Ma rispondi con criterio...

Se se, io sono fiero di quel che faccio.

Le costerà caro, dirò a Canale 5 di non chiamarla più, a meno che...

Cosa?

Sempre che lei rinunci alle serate, o meglio al compenso, e la smetta di andare a fare l’imbecille  per Mediaset.

Non accetterò MAI!

Ok, allora faccia l’abitudine con queste gelide e ben robuste mura. La saluto.

N.....ooooo!

Tre mesi sono trascorsi da quel disperato e fallito tentativo di persuasione. lui è ancora lì, a vivere con l’acciaio e a tastare le pareti. Per carità mangia, beve, caga e dorme. Ma ancora non è arrivato a capire l’utilità della vita. Abbiamo cercato di aiutarlo, però a lui più che una buona azione è sembrata un’offesa. C’è ancora un muro invalicabile tra la serietà e la spazzatura. Lui sguazza nella seconda categoria, felice delle mediocrità, perché considera il denaro il lasciapassare per la vita. In realtà anche lui detesta le idiozie, ma non può farne a meno.
giovedì, 26 aprile 2007
author: pep92 @ 12:43
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La luce tutt’altro che fioca dei lampioni non fa altro che riflettersi sul cartello blu di metallo dell’abbastanza moderna Stazione di Piazza Cavour, nel ventricolo di Napoli, in una notte che conferisce alla città un aspetto singolarmente alternativo ed esoterico. E tutto questo panorama in me suscita un connubio emotivo incredibilmente opposto ma legato reciprocamente(perché si sa, due poli diversi si attraggono): la tristezza per l’apatia da parte della città, un’apatia che riesco ad intravedere in questa piazza; poi la profonda ammirazione, la voglia di baciare i palazzi, di versare lacrime, di sbattere la testa contro la metro, ti accarezzare l’interno della stazione. E sono sobrio, nessun agente nocivo è entrato a far parte del mio metabolismo. Però voi mi credereste pazzo, a prescindere dal mio stato prettamente medico di salute, perché probabilmente voi non vivete di queste piccolezze:sguazzate nel lusso, impazzite per i beni materiali, fate dei soldi la vostra unica ragione di vita. Ed io non posso far altro che biasimarvi, non riuscendo a sopportare questa mentalità superficiale ed approssimativa che oggi va tanto di moda. Già, la moda...la più grande e barbara operazione commerciale mai esistita, che con qualche misterioso espediente inconscio è riuscita a condizionare la quasi totalità(evidentemente sarò immune)delle menti mondiali. Oh, ma hai ancora queste scarpe? Sei out! Bah...non capisco proprio cosa ci sia di figo in un nuovo paio di scarpe. Ormai la comodità è stata sostituita con l’aspetto esteriore: preferireste far soffrire le vostre estremità piuttosto che rinunciare a sfoggiare le vostre strette ma affascinanti(e questo è tutto dire!) scarpe di Gucci. Volete sapere come sono vestito stanotte? Bene, ma per favore, se siete così moralisti i vi ritenete chic al cubo, non proseguite. Potreste avere il rigetto.

Per questa nottata ho deciso di non essere ripieno, anche se l’umidità non mi fa affatto bene. Dal mio scarno guardaroba ho prelevato un semplice pantaloncino di stoffa, senza griffe, 5 Euro al mercato della Maddalena. Lo stesso vale per le scarpe, che non so da quanto tempo porto, ma tengono ancora bene e mi stanno terribilmente comode. Come maglietta non sono andato sul pesante, una girocollo dell’Original Marines. Siete riusciti a varcare questa soglia? Ne sono lieto, siete persone resistenti, miei apprendisti lettori. Ora, non vorrei che tiriate fuori dai cassettini dei luoghi comuni il fatto che io sia un barbone:mangio bene, ho un letto, una TV, i vestiti ci sono sempre, non mi pare ci sia da lamentarsi no? Il necessario per vivere normale. E permettetemi di trovare sfogo nell’unico lusso che mi posso permettere:la parola. Parlo a voi perché non ho nessuno con cui farlo: mi hanno allontanato dal centro sociale a causa di una brutta faccenda con la marijuana. Sisì, tirate pure fuori il vostro moralismo, sono un drogato eh? Non è vero? Ma cosa credete, che le sigarette siano migliori delle canne? Cos’è questo stereotipo, questa convinzione? Chi ve l’ha inculcata questa cazzata? Io faccio uso di una droga non pesante, solamente stordente. Mi capita di passare pomeriggi, seduto sugli scogli di Mergellina, a spararmi un po’ d’erba fresca fresca. Dopo ciò sto bene con me stesso e compio incredibili esperienze psichedeliche, sperando che mi servano d’aiuto per incidere il mio primo disco, “Freudian Lapsus”(già ho scelto il nome), con il mio futuro gruppo, i Rayon(vedi sopra). Non so se ve ne intendete di music...ehm ehm, i tipi come voi(perché VOI MODAIOLI state leggendo questo racconto, ne sono sicuro)sono soliti ascoltare un’accozzaglia simil-sonora di prodotti estremamente commerciali, su tutti i Neomelodici, la razza più inutile che esista(sì, sono comunista, un comunista di merda, ma appoggio il razzismo musicale), la quale è comandata da una perfida industria sfruttatrice anche di bambini. Mi fa una gran pena, ve lo giuro, vedervi tutte estasiate, mezze donne che siete, ad incontrare quei mezzi uomini dei cantanti, col desiderio di scoparveli fino all’infinito. Perché ormai neanche la musica ha più senso, inutile fingere, si stanno estinguendo i veri valori. Ormai anche in questo campo artistico(che tale più non sta rimanendo)padroneggiano i valori pessimi ed insensati dell’aspetto prettamente estetico. Fortuna che io sono sanissimo. Dovrei essere tramutato in liquido per essere iniettato nelle vostre “nobili “ vene.

martedì, 10 aprile 2007
author: pep92 @ 19:53
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Socrate ascoltava i Metallica. Ora è chiaro. C’è lo stesso spirito nichilista, la stessa voglia di far vedere la propria personalità al mondo. Lo stesso edonismo di poi, la stessa maturità.

Un filosofo non può stare zitto, è la voce del popolo, la voce del senno.

Figuriamoci se un gruppo metal possa fare a meno di manifestare il disagio sociale e la violenza repressa. Impossibile rinunciare alla gratuita parola...

Poi sicuramente Socrate avrà urlato di rabbia, di felicità, confrontandosi con la dura realtà dell’epoca, anticipando il romanticismo...solo contro tutti , con l’Egeo ai piedi.

I Metallica con Fuel rendono l’idea del romanticismo moderno ed industriale. Senza compromessi, devi vedertela da solo, noi ti diamo la colonna sonora, bada al ritornello, dove sei infastidito dalla sottile brezza primaverile, sospeso sul luogo da suicidio.

Il maestro di Platone è morto con cicuta purissima, che lo ha immobilizzato definitivamente. Non ha potuto neanche urlare:

I METALLICA SONO I MIEI SUCCESSORI!!!

James Heitfield e soci sono ancora tra noi, eccetto una disgrazia lasciata alle spalle, causata da un maledetto autista. E l’incoscienza aveva mietuto una vittima.

Senza Socrate probabilmente avremmo avuto un gruppo in meno. 

venerdì, 16 marzo 2007
author: pep92 @ 12:52
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Fughe di mente

Gli sfigati.

 

 

2007. Il mondo è scosso da una miriade di problematiche ritenute irreversibili. Tra guerre, povertà, crisi politiche ed economiche, stiamo conciati proprio come i cenci da bagno. A mio modestissimo parere, a peggiorare la situazione strettamente individuale, sono quelle facce di cazzo sempre a posto che pronunciano frasi eufemisticamente irritanti che loro vogliono essere ritenute sacre.

Sacre????

Ma stiamo scherzando?

Per chiarire tutto, che ora può sembrarvi oscuro, usufruirò di un semplicissimo esempio vero e verosimile.

Prendiamo una di queste persone ritenutesi impeccabili. Questa arriva da un altro individuo normale, con i suoi crucci, i suoi pregi, consapevole di avere come tutti i cristiani normali. Il primo(anzi, facciamo che sia donna), guarda il secondo in maniera schifata e svolta avanti. Intanto, nel suo cervello di dimensioni di poco superiori ad una capocchia di spillo pensa: “Ma guarda quello che merda! Non è muscoloso, ha un giubbotto Columbia e veste come un pagliaccio! Che sfigato...”

Cosa? Per questi esseri superiori una persona che non veste Gucci o Armani o chicchessia e non fa un po’ di palestra ritenuta indispensabile è uno sfigato?

Quindi anche se questo tipo è carino, la sua bella faccia viene buttata al cesso?

Complimenti, illustrissimi. Possedete un criterio di giudizio alquanto elevato.

Non so se mi spiego. Capite? Non contano mica qualità interiori o apprezzabile aspetto estetico. Noooo! Oggi tutti devono vestire con abiti costosissimi, possibilmente all’ultima moda, altrimenti sono ritenuti sfigati e vengono emarginati. Ma dove stiamo andando a finire?

Io faccio parte degli sfigati, allora devo intendere. Mi vesto come mi pare e piace, non sono muscoloso(anzi conservo un po’di pancetta) e soprattutto non vado ai locali o discoteche di ogni genere.

Ma io sono FIERO di fare quello che cazzo mi pare. Sono modestamente un individuo molto raro in questa società di automi fighetti. Il solo problema che mi opprime è che vengo ritenuto uno sfigato che non si sa vestire bene e un buono a nulla, per cui se voglio trovare una ragazza mi devo ADEGUARE. Ma perché devo essere io ad abituarmi a questa società? Non può accadere l’opposto?

Figuriamoci, poi chi le sente alle case di moda giovanile. Ma se ne andassero a fanculo!

Ed un fatto ancora più brutto, davvero orribile,è che tutti i miei compagni di classe, nonché miei amici, rientrano nella prima categoria e vogliono fare i professori con me a volte considerandomi ciò che non sono. Le ragazze, tra l’altro(e per me è un fatto altamente umiliante) talvolta mi prendono in giro e ridono su di me, definendomi poco atletico. Certo, non sarò un centometrista, esticazzi?

Cari miei, battetevi con le qualità interiori, vedrete come abbasserete la cresta e cadrete in basso!

                                                      Giustizia verrà fatta in questa società sleale.

mercoledì, 07 marzo 2007
author: pep92 @ 15:50
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I Sciosciammocca: Te Fete O' Pere

Recensione di: pep 92, (Friday, December 22, 2006)
Voto:
Copertina di I Sciosciammocca Te Fete O' Pere

D'estate capita di concedersi piccole follie, vuoi il clima torrido, vuoi la bella atmosfera suscitante grande entusiasmo. Ebbene, anch'io quest'estate ho compiuto una piccola follia: annoiato dal ripetitivo palinsesto Rai e Mediaset, ho fatto lo zapping delle televisioni private e mi sono fermato su una in particolare, una certa Televolla (Volla è un paese in provincia di Napoli), che successivamente ho ribattezzato "L'MTV dei poveri" o "dei fetummi" (cose scadenti, ciofeche). Perché mai? Basta guardare i banalissimi e imbarazzanti video che la rete locale ci propina e sarete più che d'accordo con il sottoscritto. Fortunatamente, però, troviamo anche qualcosa che suscita riso, anche se non è niente di artisticamente notevole (la sua importanza musicale è meno di zero).

Gli "artisti" in questione sono i Sciosciammocca (nome derivante da un personaggio delle commedie di Edoardo Scarpetta; notare la sgrammaticatura dell'articolo col nome), composti da Alessio (anche cantante neomelodico solista) e, non so se è proprio quello il nome, Giovanni. I due hanno in sovrimpressione un bel recapito telefonico, casomai qualcuno li dovesse chiamare per prenderli in giro. Il loro cavallo di battaglia, "Te fete o' pere" (ti puzza il piede), ha un testo, una melodia e un video che devono essere menzionati per la loro ilarità. Video dalla lunga introduzione, stile "Uomini e donne": Alessio, bel ragazzo, conosce Giovanni, che per l'occasione si è vestito da donna con risultati alquanto imbarazzanti: una scimmia in confronto a lui sarebbe Manuela Arcuri, per fare un eufemismo. I due si frequentano, vanno a ballare, vanno in piscina, si scambiano gesti amorosi, come due piccioncini. Sorge però un... ehm... piccolo difetto: i piedi della "ragazza" emanano un forte fetore, causante lo svenimento di Alessiuccio. Da questo momento si aprono i "cristallini" ritmi neomelodici, basati di suoni pressappoco ridicoli, triti e ritriti, e le intonate voci di Giovanni e Alessio, che fanno i passionali da veri cafoni con le loro intonazioni amorose e incessanti.

Il pre-ritornello è qualcosa di davvero unico: "Sciacquate sti piè, fa' ampresse sciacquate sti piè" (sciacquati questi piedi, fai presto, sciacquati questi piedi), pronunciato con un ritmo ripetitivo che rimane impresso nella mente per la sua delicatezza di parole. Ma il piatto forte è il ritornello: "Te fete o' pere, cchiù assaje r'ajere, anch' se è ffort o' sntiment nui c'ammà lassà pcchè te fete o' pere.." (ti puzza il piede, più assai di ieri, anche se il sentimento è forte noi ci dobbiamo lasciare perché ti puzza il piede...). Le risate che mi sono fatto rimarranno nella storia della mia vita (si tenga conto che durante il ritornello scorreva un video con lo svenimento a causa della puzza), non tanto per le parole, quanto per il contesto canoro: sorprende vedere queste parole trasposte in una canzone. Oramai il brano mi è rimasto impresso nella mente, adesso sto pensando di scaricarmelo, per alleviare i miei momenti tristi. Vi consiglio di ascoltarlo per tiravi un po'su di morale (sempre se siete napoletani, altrimenti riuscirete difficilmente a capirlo). A lato vi riporto il link, nel caso in cui voleste visitare il sito di questi due promotori del neomelodico-demenziale. Buone risate e soprattutto Buon Natale utenti ed Editors!

P.S.: non ho messo voto perché ero indeciso se mettere 5 alla simpatia o 1 alla qualità musicale. Per favore editors pubblicatela (non tra i casi letterari): si tratta di un gruppo vero, è pura verità.


martedì, 13 febbraio 2007
author: pep92 @ 13:01
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Alberto Selly: 'O Bball Do' Cavall

Recensione di: pep 92, (Saturday, January 06, 2007)
Voto:
Copertina di Alberto Selly 'O Bball Do' Cavall

Quest'estate tutto era tranquillo. Il sole batteva a tratti sul mio corpo. Bevevo per non rimanere disidratato. Giocavo allegro con i miei amici. Ci lanciavamo il frisbee e cose varie (a volte partivano anche scarpe, piccoli dettagli). Andavo in spiaggia al farmi il bagno, tutto felice di rinfrescarmi. Poi successe la catastrofe. Ovviamente non desiderata da me, genuino amante della musica che conta.

Un certo Alberto Selly, ribattezzato in seguito "L'uomo dal cappello perenne" (per via del suo arnese della lunga visiera che non voleva saperne di staccarsi dal cuoio capelluto) o "Il nanetto felice" (questione di statura), volle impadronirsi dei miei padiglioni auricolari con una lurida canzoncella, divenuta il tormentone dei lidi di Castelvolturno, tra tutti Lido Mister (il mio, proprietario un simpatico uomo di una certa età di nome Don Giovanni che purtroppo sta nguaiato con le tasse), Lido Irpinia (a destra del Mister) e Lido Della Pace (dove però succede sempre la guerra: una perenne massa di esseri geneticamente modificati fanno a gara e a spintoni per ballare). Titolo del brano: "O' bball d'o cavall" (Il ballo del cavallo). Figurarsi la gioia di quegli ignorantoni musicali a ballare tale aborto. Tutti a fare i movimenti, capitanati da una tettona di istruttrice che si agitava di qua e di là. Davvero senza parole. Ed il buon venditore di cd pezzotti (falsi), che con il suo stereo lo riproduceva a ciclo continuo, fino a farmi scendere… beh, lasciamo stare, meglio.

Ma descriviamo codesta opera neomelodica (ancora loro, non gli è bastato quello che ho fatto al collega Raffaello? E guerra sia). Il video c'è, ed è davvero stereotipato. Viene trasmesso su Tele A (indovinate un po', tv privata!) e inizia così. La presunta e fantomatica ragazza di Albertuccio pronuncia parole fortemente ambigue (come tutta la canzone del resto): "Dai, amore fammi cavalcare con te!". Signori, per cortesia, siamo in fascia protetta! Non facciamo i suzzusi! Cominciamo bene… Il cantante parte con la sua tiritera che fa molleggiare anche il più chiattone della spiaggia e le più belle femmine, perché signori, modestamente, in Campania le guaglione ce le invidiano tutti! Stessa cosa accade nel video. Ma che figli di Montale, i signori registi! Complimenti, premio oscar (o meglio IGnobel) per la fantasia! Let's go on the ritornello, preceduto da un'allegra strombettata che provoca uno sbattimento di bacino quasi convulsionale: "O' bball do cavall, è ffacl è nu sball, nu zzump copp e' spall… " (Il ballo del cavallo, è facile è uno sballo, un salto sulle spalle… ). Ecco, nel filmato troviamo belle donne intente a saltare sulle spalle dei compagni, a mo' di fantino. Che ingegno amici! Non l'avrei mai capito da me! Ci voleva questo video dalle grandi proprietà esplicative e documentative.

Grazie Alberto Selly, grazie di esistere! Se non ci fossi… sarebbe meglio! E poi: "Eh oh oh oh, le mani sulle spalle(… ) eh oh oh oh, le mani al girovita, eh oh oh oh, evita la salita… andate a pancia avanti, andate a pancia indietro(io non ce l'ho la panza, sorry)… ". Una frenetica combinazione di gesti da ballerini provetti e un corredo di bei visi per tutta la song. Volevi fare l'animatore, caro Selly? Ebbene, con me non ci sei riuscito, sorry di nuovo. Ma puoi ritenerti fortunato, hai fatto ballare molta gente, hai fatto più benefici dei prodotti Giorno & Notte e dei Centri dimagranti Sobrino magri come un grissino. Un applauso te lo meriti. Uno solo però eh. Non ti allargare. Nel finale del video troviamo il manifesto con su il cantante. L'ho strappato non appena l'hanno affisso, non mi andava di vedere gente soffrire.

Altra battaglia conclusa con esito positivo, almeno credo. Stremato come al solito ma felice di aver buttato sulla traccia musicale un po' di sana e meritata fanghiglia. Quale sarà la prossima vittima? Chi lo sa…

P.S.: Canzone rifatta anche da un bambino, "Il piccolo Gerry", una caciotta. Ma dove siamo andati a finire, ora mettono pure i bambini sui palchi per far cantar loro queste scempiaggini? Non ghe se più relison…


martedì, 09 gennaio 2007
author: pep92 @ 14:57
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Raffaello: La Nostra Storia

Recensione di: pep 92, (Monday, January 01, 2007)
Voto: *
Copertina di Raffaello La Nostra Storia

Quest'estate credo di aver dedicato fin troppo tempo ai "cantanti" neomelodici, anche involontariamente. Ogni mattina, al mio risveglio, potevo chiaramente vedere su Teleakery (altra tv privata, di qualità maggiore rispetti a Televolla poiché prima si occupava di antiche canzoni napoletane ed ora di quelle internazionali) la pubblicità dei dischi di Raffaello e Alessio, i due più influenti cantanti locali.

Lo scorrimento dei dischi era accompagnato dai soavi lamenti del Giovedì Santo dei due tizi, messi insieme nello spazio pubblicitario evidentemente per lo stesso tipo di basette, stile '80. A dir la verità, quando sentii nominare Raffaello per la prima volta, ero curioso di ascoltare lui e di conseguenza il suo genere. Mio cugino mi accontentò, ben felice che io mi aprissi a nuovi orizzonti musicali e mi iniziassi a convertire al neomelodicismo. Se non l'avesse mai fatto, avrebbe molto giovato ai miei padiglioni auricolari. Ci infilammo nella sua confortevole Smart e lui iniziò a riprodurre alcuni pezzi. Dopo un minuto iniziavo ad avvertire terribili fitte allo stomaco, dopo due minuti, senso di nausea e vomito, dopo tre minuti il Valium sarebbe stato acqua fresca, dopo quattro minuti lo strazio terminò, per grazia di Dio. Non ne volli sentire parlare per un bel po'. Ma il ritrovo fu inevitabile.

Proprio in questi giorni mi sono fatto prestare il cd (masterizzato ovviamente, vanne a trovare uno originale di questo) per analizzare da apprendista recensore il suo ultimo album, "La nostra storia". Uno scempio di copertina, ritraente il suo bel viso da cafone, già lascia presagire le terribili torture afro-cubane che ha abilmente preparato. Con molta riluttanza e timore, lasciamo che il disco parta. Si parte miracolosamente con degli argentei accordi di chitarra (ma avrà fatto un copia incolla) che fanno cascare anche il più furbo degli ascoltatori: infatti dopo pochi secondi si ode una voce cafona che fa la passionale e parla di amore (a cioccolato, dice lui, come il sapore delle labbra della ragazza). Il piatto forte è il ritornello, che mischia abilmente parole italiane e napoletane, esplodendo enfaticamente, senza limiti fissi ("La nostra storia sembra scritta da un cartone alla tivvù, tu ragazzina innamorata, ma viziata un po' di più, con molti sogni nel cassetto, mi ripeti molto spesso, che ccu' mme è vuò realizzà…") poesia allo stato puro, per gli ignoranti, è ovvio. Per 3 minuti e 25 continua a fare similitudini imbarazzanti e frasi stereotipate. La melodia è contornata da sdolcinatissimi sax, schiavi di quest'Attila della musica. Questo orrore è la title-track.

Il finto abisso in cui si violenta il pianoforte si raggiunge con "O' vuò bbene ancora", che ovviamente parla come da copione di amori lasciati dove il povero Raffaello si fa martire consolando una povera ragazza, la quale molto probabilmente è morta sentendo il suo scadentissimo ma accorato appello spaccatimpani. Un lamento delle castagne spezzate, per fare un supereufemismo. Invece di dire "non ti preoccupare ci sono io adesso con te" dice "anche ti ha fatto male tu lo vuoi bene ancora… ". Ma, figlio mio, hai una bella tipa per le mani, carpe diem! Non fare il falso o ancora peggio il fesso. Mah… Turbati dalla sua ingenuità, passiamo alla terza traccia, "Vivo di te". Ma che fantasia di titoli! Davvero ti devo fare i complimenti, figlio di Pascoli! Vieni da me e suggeriscimi tre o quattro frasi amorose, dato che hai uno sconfinato e variegato repertorio! Lasciamo perdere il titolo e passiamo alla musica, se così la si può definire. Ritmi alla Gigi D'Alessio segnano il preludio, e indovinate quali sono le sue prime parole: vivo di te! Mi inchino a lei, re della fantasia. Ma attenzione, avverto una soave voce femminile: è un duetto, incredibile amisci! Un duetto, che schifo, chissà perchè lo fanno… Un brusco cambiamento di ritmo mi fa definitivamente sguainare la pistola dal fodero, per porre fine alle mie sofferenze. Il testo è unico. Si tratta di un dialogo tra lui e la sua fantomatica ragazza (ma chi so' piglia a chist), in cui rivela la sua forte ossessione per lei. Aiuto, aiuto, mettete il mio dito sul tasto FWD! Quarto brano, "Tirati su quei pantaloni" (Sennò mi accusano di stupro) che vede l'uso e lo spreco della chitarra elettrica, molto accorata e romantica. Parla d'amore, ovvio. Per favore leggete il ritornello: "Tirati su quei pantaloni, ma che stupida che sei, incontrollabili i tuoi modi, sembri il diavolo ma io, cà nun m spogli pe ffà ammore… "… Fermiamo la musica, per favore, mi sorge spontanea una domanda, anzi due:

1) Sei gay? Se sì, ti compatisco, altrimenti…

2) Non ho capito, tu fai l'amore vestito??? Allora sei un mito, un grande, un uomo soprannaturale!

Chiudiamo la parentesi, altrimenti mi viene una crisi isterica. Lo Zanatos del buon Sigmund Freud (istinto inconscio di aggressività) potrebbe avere la meglio sul mio ego e spingermi a commettere genocidi di neomelodici. Allora, melodia cotta e digeribile come la peperonata a mezzanotte. Tonalità di voce che umilia la cafonaggine assoluta. Incredibile uso di chitarre elettriche per fabbricare uno scheletrico intermezzo. No, dai non voto 0, sarebbe troppo! Sopraffatto dal riso, il quale ha messo da parte il folle istinto omicida, vado avanti nella mia crociata contro Raffaello. Cosa sento, un sax e uno squillo di cellulare (prolessi e citazione a Moggi?), seguito da singhiozzi femminili, dovuti plausibilmente alla mostruosità del disco. Questa è la genesi di "Te vengo a piglià" (Ti vengo a prendere), l'unico pezzo che forse si merita un voto al di sopra dello 0: un bel 4 non te lo leva nessuno. Sono buono, dai: si vede la tua buona volontà e la tua voglia di commuovere, ma devi affinare bene la tecnica. Oh, cristallini suoni di chitarra acustica danno il respiro a "Tuo padre non vuole", in cui il nostro uomo vuole chiarire la sua storia d'amore e affermare il suo voler bene alla ragazza. Troppo banale, troppo farcito, troppo accorato. E come si sa, il troppo stroppia. Una perla di saggezza è però la frase del ritornello "Chi overo è nnammurato nun s fà cumannà", una fedele trasposizione del proverbio "Al cuore non si comanda".

Lasciamo stare queste atroci melensità e proseguiamo con "Una storia per metà", che inizia in coro, probabilmente composto di disadattati e malati cronici. Raffy esala ancora parolastre d'amore, vuole fare l'amore con la sua ragazza e poi morire(volesse il cielo!). Un testamento spirituale, come "Motorbreath" dei Metallica. No, per favore, non mettiamo capolavori in questa recensione. Rovinerebbe la perfezione assoluta del rozzo. Ritmi che commuovono le belle guaglione di Forcella le quali non hanno niente da fare se non dare un profondo e sincero ascolto a questa porcheria. Mi dispiace ragazze, ma avete perso il vostro tempo. In "Nun pò continua" non c'è altro che il ribadimento degli imbarazzanti e flebili concetti amorosi e adulteri. D'altra parte era difficile aspettarsi una svolta. Il ritornello ha un ritmo di batteria alla Good Charlotte, il quale non fa altro che ridicolizzare il tutto. Un Raffaello rock? Sì, fra circa 500 anni riusciremo ad ottenerlo. E siamo ottimisti. Questa traccia è solo una vilissima imitazione del rock, perlopiù di quello commerciale. Perlopiù, come se non bastasse, Raff riempie la sua amante (è un playboy il tipetto, abbiate massimo rispetto) di "stupida" e "scema". Davvero commovente. Per favore, passatemi il cordless. Chiamo il telefono rosa. Non ne posso più di queste molestie (sessuali e non). Sbattetelo in carcere!

Suonatina alla D'Alessio, è l'inizio di "Vancelle a dicere" (Vaglielo a dire), in cui si narra una storia ostacolata dalle volontà dei genitori. Si sono davvero raggiunte le più profonde tematiche nella storia della musica. Altro che temi sull'uomo di "The Dark Side Of The Moon" o sull'idozia americana di "American Idiot"! Qui si è superata ogni nobiltà. Giù il cappello, gente. Applausi, prego. Raffaello vorrebbe fare il migliore Gigi D'Alessio possibile, ma il risultato lascia alquanto a desiderare: la musica va abbastanza benino, ma i testi sono imbarazzanti (neanche scritti da lui se non sbaglio), le tonalità sono commercialissime e affette da cafonaggine acuta, ripetitive. Un pasticcio carino esteriormente, ma appena si scava un po' trasuda la banalità assoluta. Sonorità commoventi e sentite danno la spinta a "Over l'è perdut", in cui il napoletano e l'italiano sono un tutt'uno. La tentazione di spegnere il lettore cd è fortissima: si è raggiunto davvero il colmo. Basta, basta con l'amore, rischio di farmi castrare! Sto andando al Frullone (noto manicomio napoletano)! Una camicia di forza sarebbe una giacchettella, mi libererei subito a causa della rabbia e gli istinti omicidi che suscita questo cd. Ultima (fortunatamente) traccia è "Napule", che stranamente è apprezzabile: di certo non riesce a emulare la splendida panoramica cittadina di Pino Daniele con "Napul'è", ma comunque fa una bella descrizione della mia città. Si merita un 7 all'impegno. Riesce a commuovere, dialogando con la città come se fosse una persona, esponendo i suoi problemi ma in contemporanea esaltà le sue virtù: "Napule, tu sì grande, sì Napule!" (Napoli, tu sei grande, sei Napoli!). Un buon canto del cigno. Se fossero stati tutti così i brani, probabilmente avrei messo 4 stelle. Purtroppo l'1 va di lusso, lo metto per l'ultima traccia.

Senza di questa del disco si possono fare molti utilizzi: sottobicchiere, frisbee, disco per flex, lampadario (si attaccano i fili alle sue estremità e si infila nel buco la lampadina), fermacarte, strumento da arrotino, cerchione da passeggino (questa è fantastica), piattino (ma perchè non ci ho pensato prima?), eccetera eccetera. La mia battaglia contro Raffaello e i Neomelodici termina qui. Siamo tutti stremati, ma credo di avere avuto la vittoria in pugno. Amico Mopaga, rinsaviscimi con le tue flebo di battute!


mercoledì, 20 dicembre 2006
author: pep92 @ 12:54
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Cip cip fa l'uccellino,

Miao miao fa il gattino,

Bau bau fa il cagnolino,

Oink oink fa il maialino

.................................

Bang bang fa il mio papino

che si è rotto i coglioni!!!

mercoledì, 20 dicembre 2006
author: pep92 @ 12:49
category: cazzatone
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E'una cosa lunga che,se premuta,spruzza liquido bianco.Cos'è?

(Por favor non facciamo i maliziosi eh?)

lunedì, 11 dicembre 2006
author: pep92 @ 13:42
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comments: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Ecco la prima parte di una mia rece mai pubblicata(aggiungerò poi la seconda).

Lee